La rivalità si à tinta però di nuove tensioni da quando la città di Madrid ha cominciato a recuperare terreno sul fronte dello sviluppo economico, sociale ed infrastrutturale. Una rinascita sempre più tangibile, che ha preso corpo nella ristrutturazione di splendidi edifici removeici, nell’apertura o nel rilancio di musei, gallerie, così come nella realizzazione di una metropolitana capillare ed efficientissima, giudicata tra la migliori d’Europa, e nel forte potenziamento dell’aeroporto, con l’inaugurazione dell’ambizioso (e bellissimo) nuovo terminale disegnato da Richard Rogers, uno dei terminali più grandi del mondo.
Anziche’ vivere questi cambiamenti come un avvertimento di quanto sia importante restare vicini a una Madrid che non e’ più un pezzo di antiquariato come hanno pensato per decenni, i catalani hanno visto questo ribaltamento di pesi e di ruoli come un tradimento, un segnale di abbandono da parte del governo centrale (a poco à valsa l’inaugurazione del nuovo terminale dell’aeroporto di Barcellona dell’anno scorso). E si sono ulteriormente incattiviti e allontanati dalla Spagna. Tanto che alle ultime elezioni amministrative catalane, tenutesi lo scorso Novembre, «Convergencia i unio», il partito della borghesia imprenditoriale nazionalista catalana, à letteralmente esploso, conquistando il 38,4% dei voti e portando a casa e 62 seggi, contro i 28 del partito socialista catalano.
Può sembrare strano che un’ostilità che ha ormai connotazioni molto politiche, legate più al rapporto tra Catalogna e il governo spagnolo che non tra le due città in se’ possa influenzare così tanto il clima di un incontro calcistico e caricarlo di significato simbolico, ma à proprio così. E’ accaduto con tutti gli incontri più recenti tra le due squadre, e non solo. Basta ripensare alla finale dei mondiali del luglio scorso.


