Dopo il movimentato travaglio delle ultime settimane e’ stata finalmente approvata alla Camera la Riforma dell’Università. Un risultato salutato da forti proteste, da ricercatori sui tetti, studenti sui binari e nelle piazze, con relativo spiegamento di forze e tensione alle stelle. La domanda che molti cittadini si fanno di fronte a questo drammatico acutizzarsi delle proteste e’ se davvero, come suggeriscono i leader dell’opposizione, questa riforma distruggerà l’Università italiana, rendendola meno competitiva, meno efficace, meno accessibile, finendo addirittura per dimezzare nei prossimi anni le già basse iscrizioni universitarie, come hanno profetizzato alcuni.
Si tratta al contrario di elementi di novità interessanti, che in passato sono stati proposti anche da esponenti dell’opposizione e che potrebbero avere effetti positivi se saranno correttamente implementati e accompagnati da decreti attuativi capaci di fare maggiore chiarezza sulle procedure e i criteri di valutazione, sulle modalità premiali e altri aspetti che il decreto ha lasciato troppo indeterminati. Certo, ci sono anche molti aspetti che lasciano perplessi, emendamenti aggiunti in corso d’opera che attenuano molto la portata innovativa dell’impostazione iniziale. E’ evidente che si tratta di una riforma frutto di numerosi compromessi, così come in fondo e’ normale che avvenga in democrazia.
No, non e’ tanto la riforma di per sé che arrecherà danno all’Università e alla ricerca, ma due cose ben distinte. La prima e’ la carenza di fondi, che nonostante la riduzione dei tagli resta un problema, ma che non andrebbe mischiato con la questione delle norme introdotte dalla riforma. Si tratta infatti di battaglie che possono essere condotte su terreni distinti. Sui fondi si possono cercare soluzioni di diverso tipo, fare proposte, rinegoziare e dare nuova battaglia alla prossima Finanziaria. Lavorare per affossare invece tutta la riforma, come avrebbe voluto l’opposizione, ha tutt’altre implicazioni. La seconda cosa che arreca danno alle nostre università è l’evidente strumentalizzazione politica che si è svolta attorno a questo provvedimento, e non solo per mano dell’opposizione.


